Roma cosmopolita crocevia d’Europa:
l’antico come modello internazionale 1758-1800
  Roma negli anni della Rivoluzione.
Il dissenso ideologico e politico (Sigismondo Chigi)
 
Personaggi    
Vedute della città    
Arcadia: uomo e natura    
L'eleganza della grazia    
Scena di storia e sacra    
Una città in festa    
L'esotismo e il mondo globale    
Verso l'illuminismo    
Tra archeologia e gusto dell'antico    
Mondo classico e tematiche eroiche    
La città tra riforma e rivoluzione    
L'artista e la consapevolezza di sé    
Riflessioni sull'identità del passato    
Roma negli anni della Rivoluzione    
           

introduzione


  La cultura romana di fine secolo è densa di fermenti, non solo per il clima cosmopolita che vi si respira ma anche per la presenza di personaggi anticonformisti e eccentrici nello stesso ambiente curiale. Primo fra tutti il Principe Sigismondo Chigi, personalità imprevedibile in odore di massoneria e sostenitore di correnti di pensiero radicali. Tratti analoghi di eccentrico anticonformismo caratterizzano anche l’abate Onorato Caetani, la cui inquieta intelligenza lo rese insofferente verso il mondo della curia e aperto ai vari interessi dell’eclettica cultura del momento. Una Roma trasfigurata dalla repubblica napoleonica è quella che compare nei dipinti di Giani che celebrano la festa giacobina, preludio a quella dimensione imperiale e sovranazionale dell’Europa napoleonica.      
           

Giuseppe Cades
Bradamante spinta
nel baratro

Polinesso e Dalinda

Ruggero e l’Ippogrifo



Questi tre grandi disegni preparano la decorazione dipinta a tempera da Giuseppe Cades nelle due «Stanze dell’Ariosto» volute dal principe Sigismondo Chigi nell’appartamento ristrutturato e allestito in epoca neoclassica nel suo palazzo di Ariccia. Il principe Chigi volle in seguito dedicare la decorazione dell’appartamento del palazzo di Ariccia alla poesia dell’Ariosto che aveva fatto rivivere nella civiltà italiana del primo Cinquecento una serie di temi classici, adattandoli alla forma « moderna » dell’epica rinascimentale. L’originale e sottile fusione di antico e di moderno che emerge dai versi dell’Orlando furioso trovò un riscontro preciso nella sensibilità del committente e un interprete inventivo in Giuseppe Cades, che sulle pareti delle stanze di Ariccia traduce in modo personale, e con autentica verve, l’umorismo sottile dell’Ariosto e la sua visione sorridente, ma pur sempre profonda, di alcuni grandi temi dell’esistenza umana che furono particolarmente cari al Settecento: l’amore nei suoi aspetti multiformi, costante o infedele, comunque sorprendente e inatteso, le imprese guerriere, l’avventura. Nell’universo dell’Orlando furioso, proprio come nelle storie degli Antichi, l’intervento nella vita dell’uomo di forze soprannaturali e occulte è costante: così, il mago Atlante, vecchio possessivo e geloso, vuole proteggere l’adorato figlio adottivo Ruggero dalle insidie della vita e lo rinchiude in un palazzo incantato, un palazzo che però Bradamante, animata dal suo profondo amore per il paladino, riuscirà a distruggere. E quando le forze del male insidiano i protagonisti, come nel cupo quinto canto che narra le avventure di Rinaldo in Scozia, gli eroi più arditi e generosi sopraggiungono a volo e sciolgono i nodi dei conflitti. Condannata a morte per tradimento, Ginevra sarà salvata da Rinaldo, che sconfigge in singolar tenzone l’autentico autore del misfatto, Polinesso d’Albany. Su una parete della prima camera dell’Ariosto Cades raffigura con brio la « scena del balcone » nella quale è tessuto l’intrigo narrato nel canto: travestita da Ginevra, la cameriera Dalinda accoglie Polinesso sulla loggia del palazzo reale, mentre il fidanzato della principessa, Ariodante, avvertito dallo stesso traditore, assiste di nascosto alla scena e tenta di suicidarsi. Sospettata di aver tradito il promesso sposo, Ginevra sarà condannata a morte, ma all’ultimo momento verrà salvata dal comune intervento di Rinaldo e di Ariodante. Ispirata da un episodio dei romanzi bretoni, la storia conobbe una straordinaria fortuna nella letteratura e nella musica: Shakespeare la tratterà su un tono leggero nel suo Much ado about nothing, ambientato in Sicilia e Spenser ne proporrà una versione altamente drammatica in un capitolo del suo Faerie Queene, che si conclude con la morte tragica della protagonista Claribel.  


 

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Camillo Pacetti
Napoléon rendant
vie à l’Italie


  Questo piccolo gruppo marmoreo, sfortunatamente danneggiato, fu realizzato da Camillo Pacetti ed esposto in occasione del breve soggiorno di Napoleone a Milano nel 1807, prima di essere inviato a Parigi nel 1808. La raffigurazione allegorica è laboriosa: l’imperatore, con la corona di alloro, posa una farfalla sulla fronte di una donna incoronata da torri, seduta su una roccia da cui si discosta un cavallo marino (allusione alla politica marinara dell’Italia) tenendole la mano sinistra come per sostenerla. La nudità eroica di Napoleone è evidentemente ispirata al Napoleone come Marte pacificatore di Canova, di cui la versione di Pacetti rappresenta una riduzione del mito alle dimensioni di un complemento d’arredo.    
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    Il Settecento a Roma 
Palazzo Venezia 
via del Plebiscito, 118 - Roma 

10 novembre 2005 - 26 febbraio 2006