Roma città moderna:
il primato delle arti e delle idee (1700-1758)
  Verso l’illuminismo. Dalla raccolta
patrizia alla nascita del museo moderno
 
Personaggi    
Vedute della città    
Arcadia: uomo e natura    
L'eleganza della grazia    
Scena di storia e sacra    
Una città in festa    
L'esotismo e il mondo globale    
Verso l'illuminismo    
Tra archeologia e gusto dell'antico    
Mondo classico e tematiche eroiche    
La città tra riforma e rivoluzione    
L'artista e la consapevolezza di sé    
Riflessioni sull'identità del passato    
Roma negli anni della Rivoluzione    
           

introduzione


  L’archeologia entra con prepotenza anche nella politica pontificia con la nascita di istituzioni dedicate allo studio e alla tutela delle antichità. Clemente XI Albani, affiancato dal grande archeologo Francesco Bianchini, amplia e rinnova la collezione vaticana con reperti di chiara finalità documentaria: iscrizioni, rilievi, busti di personaggi illustri utili a testimoniare una continuità fra storia antica e tradizione cristiana. Con Clemente XII Corsini nel 1734 si giunge alla creazione del primo museo pubblico di antichità, il Capitolino, con lo scopo di preservare la città dalla sistematica dispersione di reperti di fondamentale importanza. E’ all’archeologo fiorentino Gregorio Capponi che viene affidata la direzione del museo. L’accrescimento del Museo Capitolino continuerà con Benedetto XIV grazie a continui scavi e rinvenimenti di sculture di altissima qualità.      
           

Mosaico dall'Aventino con scene circensi



Il mosaico raffigura, a sinistra, la lotta tra un elefante e un toro e, a destra, un leone al guinzaglio di un personaggio a cavallo di un dromedario. Si tratta di una scena di venatio, cioè una caccia di fiere esotiche, spettacolo che a Roma costituiva una delle maggiori attrazioni del circo. Il pannello faceva parte di un pavimento in mosaico policromo rinvenuto nel 1711 sull’Aventino, nei giardini della basilica di S. Sabina. Degli altri pannelli recuperati, tre presentano scene simili, uno rappresenta una scena di danza e un’altra un fregio vegetale. L’archeologo Francesco Bianchini riteneva che le scene rappresentassero i ludi saeculares del 248 d.C., le solenni festività organizzate da Filippo l’Arabo per celebrare il millennio della fondazione di Roma. All’epoca della scoperta venne formulata però anche un’altra interpretazione, che legava questi mosaici al tempio di Diana sull’Aventino e dunque – pur continuando a interpretarli come raffigurazione dei ludi saeculares – li considerava pagani.  


 

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Pier Leone Ghezzi
Il Congresso
di antiquari


  Il disegno raffigura una riunione di dotti antiquari convenuti alla presenza del barone Philip von Stosch per discutere di alcune monete antiche; defilato ma attento osservatore è lo stesso Ghezzi, seduto al tavolo, pronto a redigere il verbale della riunione o forse ad immortalarne i partecipanti, anche se probabilmente la scena non è stata disegnata dal vero. Nella scritta in alto a sinistra Ghezzi ne elenca i nomi, ricordando anche con malizia come questi buoni eruditi mercanteggino volentieri fino a «gabbarsi l’uno con l’altro…» e mettendo così alla berlina la dimensione commerciale indissolubilmente legata, nel XVIII secolo, a quella antiquariale. E del resto nella Roma settecentesca, divenuta un vero e proprio mercato di antichità tanto da giustificare i primi allarmati provvedimenti di tutela, era impossibile scindere nettamente erudizione antiquariale da spregiudicato senso affaristico, alimentato da un collezionismo internazionale tanto avido quanto sprovveduto da accontentarsi di falsi e contraffazioni.    
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Altre immagini
       
           
    Il Settecento a Roma 
Palazzo Venezia 
via del Plebiscito, 118 - Roma 

10 novembre 2005 - 26 febbraio 2006