Roma città moderna:
il primato delle arti e delle idee (1700-1758)
  Arcadia: uomo e natura
 
Personaggi    
Vedute della città    
Arcadia: uomo e natura    
L'eleganza della grazia    
Scena di storia e sacra    
Una città in festa    
L'esotismo e il mondo globale    
Verso l'illuminismo    
Tra archeologia e gusto dell'antico    
Mondo classico e tematiche eroiche    
La città tra riforma e rivoluzione    
L'artista e la consapevolezza di sé    
Riflessioni sull'identità del passato    
Roma negli anni della Rivoluzione    
           

introduzione


  Il Settecento si apre sotto il segno dell’Arcadia, l’accademia letteraria nata nel 1690 come ritorno a una norma illustre, alla ragionevolezza, al buon gusto contro le esuberanze del tardo barocco. L’Arcadia e l’Accademia di San Luca guidano questo rinnovamento. La città si trasforma sotto il pontificato di Clemente XI Albani, arricchendosi di impianti architettonici come il Porto di Ripetta, la Piazza del Pantheon, l’Ospizio del san Michele e con il restauro di molte chiese paleocristiane. Si trasforma anche la pittura, grazie a maestri come Chiari, Luti e Trevisani. Il “Settecento d’Arcadia” è profondamente innovatore ed educativo, con la sua costante attenzione ai contenuti. Il promotore più autorevole di questo rinnovamento sarà il coltissimo papa Albani che riunisce attorno a sé una corte di artisti, scienziati, archeologi, letterati. Tra questi, l’eccentrico cardinal Pietro Ottoboni che scelse di vivere per quarant’anni su una scena mondana dove musica, teatro, arredi preziosi e grande pittura si mescolano in una cornice di ineguagliabile ricchezza.      
           

Carlo Maratti
Ritratto del marchese Niccolò Maria Pallavicini incoronato dalla Fama



Rampollo di un’illustre famiglia della Repubblica genovese, Niccolò Maria Pallavicini (1650-1714) si insediò a Roma nel 1676 dopo un soggiorno parigino ed altri viaggi per l’Europa. Con l’appoggio del potente zio Cardinale Lazzaro, il giovane diventò uno dei più ricchi banchieri nell’Urbe e famoso mecenate, proteggendo soprattutto il pittore Carlo Maratti. Questo magnifico doppio ritratto fu probabilmente concepito dal Maratti intorno al 1692 quando il marchese venne accolto tra i “pastori” dell’Arcadia col nome di Salcindo Elafio, compiuto nel 1702 e poi ritoccato da Maratti nel 1706. Siamo di fronte a un dipinto che è quindi prova parlante del rapporto fra mecenate e pittore, che rivela il passaggio stilistico verso un barocco limpido e razionalizzato che avviene a cavallo del Settecento romano. Rappresenta inoltre un’apoteosi del Dilettante, figura poliedrica la cui iconografia si svilupperà nel Secolo dei Lumi.  


 

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Sebastiano Conca
La discesa di Enea
nei Campi Elisi


  L’episodio raffigurato è tratto dal sesto libro dell’Eneide. Guidato dalla Sibilla nei Campi Elisi, Enea incontra il padre Anchise che gli indica la sua gloriosa progenie e in particolare Roma, circondata da re ed eroi, raffigurata come Cibele sul carro trainato da leoni. Il tema, adatto a sottolineare i prosperi destini dei sovrani illuminati settecenteschi, viene ripreso in un libretto di Metastasio per una festa teatrale musicato da J. J. Fux a Roma nel 1731. Si può quindi ipotizzare una stretta vicinanza a tale data della realizzazione del dipinto, di cui sono note sei versioni prevalentemente autografe, a riprova del gran successo del tema. Una “storia” illustre e tutta al positivo in cui Conca dispiega la vitalità cromatica e inventiva della sua tempra ancora giordanesca, aggregando le figure in una variegata ambientazione naturalistica e trasformando l’austero episodio virgiliano in una favola d’Arcadia.    
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    Il Settecento a Roma 
Palazzo Venezia 
via del Plebiscito, 118 - Roma 

10 novembre 2005 - 26 febbraio 2006